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Buona
parte del territorio cassinellese è caratterizzato da una interessante
formazione rocciosa denominata "Pietre verdi", a causa del
colore dominante. La sua formazione risale al periodo Giurassico-Cretaceo
quando si formò l'ossatura della catena appenninica sui fondali
di un grande oceano, affiorata successivamente al di sopra della zolla
continentale.
Per questo in Cassinelle, e soprattutto nell'area del torrente Amione,
è possibile trovare fossili di piante, conchiglie e animali
vissuti milioni di anni fa.
IL BACINO TERZIARIO PIEMONTESE:
Alla
fine dell'era Mesozoica la configurazione dei continenti era notevolmente
diversa da quella che conosciamo oggi... Le zolle continentali che
costituivano la crosta terrestre, riunite durante il paleozoico in
un unico supercontinente (la Pangea), durante il mesozoico iniziarono
a separarsi, in conseguenza a fenomeni endogeni del pianeta. I blocchi
continentali andarono man mano spostandosi e separandosi tra loro,
formando nuovi mari e oceani, che avrebbero determinato, milioni di
anni dopo, la distribuzione delle terre emerse attuale (teorie della
deriva dei continenti e della tettonica a zolle).
Circa 60 milioni di anni fa, all'inizio dell'Era Cenozoica, l'Oceano
Atlantico era ancora molto meno ampio dell'attuale, Australia e Antartide
formavano ancora un unico blocco, l'India era un'isola, l'Africa era
separata dall'Eurasia da un mare, la Tetide, che comunicava verso
Est con l'Oceano Indiano e verso Ovest con l'Oceano Atlantico.
EOCENE:
Nell'Eocene,
circa 50 milioni di anni fa, la zolla continentale africana, coinvolta
da grandiosi movimenti nelle parti più profonde della crosta
terrestre, iniziati già nel Giurassico, andava lentamente avvicinandosi
alla zolla euroasiatica, con una lentissima rotazione in senso antiorario
che determinava la compressione dei fondali marini della Tetide. I
profondi fondali della Tetide, nei quali si erano deposti i sedimenti
che avevano originato le rocce del Mesozoico, in conseguenza dello
scontro tra le zolle continentali, si ripiegarono, si accavallarono,
fino ad emergere in parte del mare, per formare la catena alpina embrionale
allineata in senso NW-SE. Nell'incavo dell'arco alpino in formazione
si insinuava un braccio di mare in cui si depositarono i materiali
erosi dalla giovane catena montuosa, in un'area corrispondente all'attuale
Monferrato. Questa zona rimase per lungo tempo sommersa, mentre quella
corrispondente alle Langhe era, in parte, già emersa. La Tetide
occupava ancora vaste zone, anche se questo mare risultava già
meno esteso e meno profondo.
OLIGOCENE:
Nel
periodo successivo, l'Oligocene (da 35 a 23 milioni di anni fa), parte
delle aree emerse durante l'epoca precedente eocenica, a seguito del
sollevamento della catena alpina, vengono progressivamente riacquistate
dal mare di provenienza orientale, padana, formando un ampio golfo
denominato "Bacino Terziario Piemontese". In esso si distinguono
un'area costiera sud-occidentale e verso nord zone di mare profondo
e aperto. Nella zona delle langhe e dell'Alto Monferrato sono ben
visibili le fasi di questo evento. Il livello marino si innalzava
progressivamente occupando prima le aree depresse. Si
formarono così delle coste molto frastagliate, bordate da gruppi
di piccole isole. Il clima tropicale favorì la formazione di
scogliere coralline nei bracci di mare poco profondi ai bordi delle
terre emerse (Ponzone, Bric Mazzapiede) e sulla terraferma, lo sviluppo
di una ricca vegetazione con essenze caratteristiche di clima caldo,
di cui sono celebri e spettacolari le impronte fossili. Durante la
fase trasgressiva il mare oligocenico sulle propaggini delle terre
emerse liguri si impostarono ridotti bacini continentali di tipo paludoso,
corrispondenti attualmente a Bagnasco e Cadibona. Quest'ultimo costituirà
un importante deposito lignitico con resti di vertebrati come coccodrilli,
tartarughe e Antracoteri, lontani antenati dei cinghiali attuali.
Dai rilievi alpini i fiumi portavano a valle enormi quantità
di ghiaie, costituite da ciottoli anche di grandi dimensioni, scaricandoli
in mare su una stretta piattaforma sommersa che bordava la catena
montuosa in cui viveva una ricchissima fauna marina tra cui più
abbondanti erano i molluschi, gli echinoidi (ricci di mare), foraminiferi,
briozoi e gli artropodi (granchi). Oggi i resti fossilizzati di questi
organismi si ritrovano abbondanti negli strati sedimentari delle località
di Cassinelle, Molare, Ciglione, Mioglia, Sassello, ecc...
Di
tanto in tanto grosse frane sottomarine, probabilmente dovute a movimenti
tellurici, scivolavano lungo la scarpata continentale ed il materiale
grossolano si alternava ai sedimenti fini di mare profondo. Continuando
la sua avanzata, il mare ricoprì completamente la zona del
Piemonte meridionale. In questo mare, divenuto più profondo,
si depositarono strati di fanghiglie argillose un pò calcaree,
destinate a trasformarsi in marne. Alla fine del periodo oligocenico,
una coltre continua di questi sedimenti profondi ricoprì quello
che per alcuni milioni di anni era stato un paesaggio ricco di isole
e penisole. Le aree più settentrionali corrispondenti all'attuale
Monferrato e alle colline di Torino non vennero interessate da grandiosi
movimenti tettonici avvenuti in questi periodi, rimanendo continuamente
sommerse sotto un mare abbastanza profondo.
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