I ruderi dell'antico
castello e delle mura di questo borgo, che sorge su un poggio circondato
da colline a mezzogiorno d'Acqui, rasi al suolo verso il 1830, erano
sicuri indizi che il luogo fu nel medioevo validamente fortificato.
Enrico
VI, nel 1187, confermò al Monastero di Santa Maria di Tiglieto
i beni che questa celebre abbazia possedeva in Cassinelle; allora
il paese dipendeva politicamente dai sottorami alleramici dei marchesi
di Uxecio e dai marchesi di Bosco. Nel 1218 passò ai Genovesi
che nel 1224 lo davano in feudo ad Ottone marchese del Bosco. Più
tardi un Enrico discendente di Ottone lo cedette per metà alla
figlia Umerriera sposa al consaguigno di Ponzone; ma i Genovesi, debellati
i detti marchesi, lo diedero nel 1277 ai Malaspina di Cremolino. I
Malaspina continuarono, però, a riconoscere l'alto dominio
della Repubblica, che spesse volte rinnovava ed impediva le usurpazioni
che i membri più prepotenti e più scaltri della famiglia
pretendevano di esercitare a danno dei fratelli e nipoti. Sono notevoli
le sentenze che i feudatari pronunciarono nel castello di Cremolino
per le eterne questioni di pascolo fra gli uomini di Cassinelle e
Morbello, esse portano le date del 1284, 1316,1342 e sono registrate
dal Moriondo nei Monunenta Acquensia. Tommaso Malaspina tentò
nel 1417 di sottrarsi alla signoria di Genova, prendendo parte ai
moti contro il Doge Tommaso Fregoso; ma fu arrestato e Cassinelle
venne occupata dalle truppe comandate dal fratello Gian Battista;
e non fu rilasciato fino a quando, nel 1419, pel trattato tra la Repubblica
e Filippo Maria Visconti, il luogo venne restituito al marchese del
Monferrato Gian Giacomo. Come quasi tutti i paesi del Monferrato,
Cassinelle venne occupato nel 1431 dalle armi di Francesco Sforza,
e poi restituito alla pace del 1435, finché passo al Duca di
Mantova nel 1535 per la nota sentenza di Carlo V che dichiarò
quel Principe erede della stirpe Paleologa. Nel 1699 il Duca di Mantova,
trovandosi in gravi strettezze, sottopose i suoi sudditi ad un'imposta
straordinaria. I Consiglieri di Cassinelle, non avendo più
altro mezzo di raccogliere denaro, dovettero porre tasse anche sugli
ecclesiastici, atto di grande coraggio per quei tempi.
Per questo fatto il vescovo d'Acqui li scomunicò quali violatori
delle immunità del clero, la scomunica comportò la privazione
del diritto di commercio con la conseguente crisi economica del paese;
il Duca allora dispensò il comune dalle contribuzioni di un
anno e diminuì le tasse in generale. Molti anni dopo gli uomini
di Tiglieto battagliavano con quelli dell'Olbicella, frazione di Cassinelle,
per la regione detta Piandelfò, di cui si disputavano l'uso
e le proprietà con uccisioni, rapine, rappresaglie e non senza
indiretto intervento dei rispettivi Governi. Finalmente il Re di Sardegna
che, pel trattato di Vienna del 1702, era venuto in possesso del Monferrato,
convenne con la Repubblica di Genova di cessare le scandalose questioni.
Durante la guerra per la successione d'Austria ( 1742-1749 ) Cassinelle
venne occupato dalle truppe Franco-Spagnuole, che vi stabilirono il
loro centro di operazioni per molestare gli austriaci accampati a
Rossiglione. Cassinelle appartenne anche, come feudo, ai Gentili di
Genova ed agli Spinola di Lerma.
Nei secoli passati Cassinelle aveva confini molto più estesi
rispetto a quelli attuali, comprendendo tutta l'Alta Valle Orba, fino
ad Olbicella passata al comune di Molare nel 1922. La sua storia,
ricca di eventi e fatti curiosi, è una testimonianza di come
questo borgo fosse già molto attivo nei secoli passati.
SAN DEFENDENTE
Su questo Santo, e sull'arrivo delle sue spoglie a Cassinelle, esiste
una leggenda. Il suo corpo fu donato al paese dal Capitano Giuseppe
Maria Scaiola - devoto del Santo e nativo di Cassinelle - il quale
diede incarico all'abate Don Emanuele Tornielli di Molare di consegnarlo
alla comunità cassinellese e ad un certo Antonio Lanza, anch'egli
nativo del luogo, di trasportarlo. Giunto il corpo a Voltri, però,
il Lanza non poté assolvere al compito assegnatogli e furono
dei portuali ad accollarsi l'incarico. Questi ultimi, però,
non pratici del tragitto, si persero e giunsero a Molare. Qui gli
abitanti li indirizzarono verso la loro chiesa ma - ed è qui
il prodigio - l'urna si appesantì a tal punto da non poterla
più muovere. Spaventati da quanto accadeva gli stessi che volevano
trattenere il corpo del Santo indicarono la strada per Cassinelle,
dove il corpo giunse senza altre difficoltà.