Nei secoli passati
Cassinelle aveva confini molto più estesi rispetto a quelli
attuali, comprendendo tutta l'Alta Valle Orba, fino ad Olbicella,
passata al Comune di Molare nel 1922. La sua storia, ricca di eventi e
fatti curiosi, è una testimonianza di come questo borgo fosse
già molto attivo nei secoli passati.
Per questo fatto il vescovo d'Acqui li scomunicò quali violatori
delle immunità del clero, la scomunica comportò la privazione del diritto di
commercio con la conseguente crisi economica del paese; il Duca allora dispensò
il comune dalle contribuzioni di un anno e diminuì le tasse in generale. Molti
anni dopo gli uomini di Tiglieto battagliavano con quelli dell'Olbicella,
frazione di Cassinelle, per la regione detta Piandelfò, di cui si disputavano
l'uso e le proprietà con uccisioni, rapine, rappresaglie e non senza indiretto
intervento dei rispettivi Governi. Finalmente il Re di Sardegna che, pel
trattato di Vienna del 1702, era venuto in possesso del Monferrato, convenne con
la Repubblica di Genova di cessare le scandalose questioni. Durante la guerra
per la successione d'Austria ( 1742-1749 ) Cassinelle venne occupato dalle
truppe Franco-Spagnuole, che vi stabilirono il loro centro di operazioni per
molestare gli austriaci accampati a Rossiglione. Cassinelle appartenne anche,
come feudo, ai Gentili di Genova ed agli Spinola di Lerma.
I
ruderi dell'antico castello e delle mura di questo borgo, che sorge su un poggio
circondato da colline a mezzogiorno d'Acqui, rasi al suolo verso il 1830, erano
sicuri indizi che il luogo fu nel medioevo validamente fortificato. Enrico VI, nel 1187, confermò al Monastero di
Santa Maria di Tiglieto i beni che questa celebre abbazia possedeva in
Cassinelle; allora il paese dipendeva politicamente dai sottorami alleramici dei
marchesi di Uxecio e dai marchesi di Bosco. Nel 1218 passò ai Genovesi che nel
1224 lo davano in feudo ad Ottone marchese del Bosco. Più tardi un Enrico
discendente di Ottone lo cedette per metà alla figlia Umerriera sposa al
consaguigno di Ponzone; ma i Genovesi, debellati i detti marchesi, lo diedero
nel 1277 ai Malaspina di Cremolino. I Malaspina continuarono, però, a
riconoscere l'alto dominio della Repubblica, che spesse volte rinnovava ed
impediva le usurpazioni che i membri più prepotenti e più scaltri della famiglia
pretendevano di esercitare a danno dei fratelli e nipoti. Sono notevoli le
sentenze che i feudatari pronunciarono nel castello di Cremolino per le eterne
questioni di pascolo fra gli uomini di Cassinelle e Morbello, esse portano le
date del 1284, 1316,1342 e sono registrate dal Moriondo nei Monunenta Acquensia.
Tommaso Malaspina tentò nel 1417 di sottrarsi alla signoria di Genova, prendendo
parte ai moti contro il Doge Tommaso Fregoso; ma fu arrestato e Cassinelle venne
occupata dalle truppe comandate dal fratello Gian Battista; e non fu rilasciato
fino a quando, nel 1419, pel trattato tra la Repubblica e Filippo Maria
Visconti, il luogo venne restituito al marchese del Monferrato Gian Giacomo.
Come quasi tutti i paesi del Monferrato, Cassinelle venne occupato nel 1431 dalle
armi di Francesco Sforza, e poi restituito alla pace del 1435, finché passo al
Duca di Mantova nel 1535 per la nota sentenza di Carlo V che dichiarò quel
Principe erede della stirpe Paleologa. Nel 1699 il Duca di Mantova, trovandosi
in gravi strettezze, sottopose i suoi sudditi ad un'imposta straordinaria. I
Consiglieri di Cassinelle, non avendo più altro mezzo di raccogliere denaro,
dovettero porre tasse anche sugli ecclesiastici, atto di grande coraggio per
quei tempi.
San Defendente
Su questo Santo, e sull'arrivo delle sue spoglie a Cassinelle, esiste
una leggenda. Il suo corpo fu donato al paese dal Capitanp Giuseppe
Maria Scaiola - devoto del Santo e nativo di Cassinelle - il quale
diede incarico all'abate Don Emanuele Tornielli di Molare di
consegnarlo alla comunità cassinellese e ad un certo Antonio
Lanza, anch'egli nativo del luogo, di trasportarlo. Giunto il corpo a
Voltri, però, il Lanza non poté assolvere al compito
assegnatogli e furono dei portuali ad accollarsi l'incarico. Questi
ultimi, però, non pratici del tragitto, si persero e giunsero a
Molare. Qui gli abitanti li indirizzarono verso la loro chiesa ma - ed
è qui il prodigio - l'urna si appesantì a tal punto da
non poterla più muovere. Spaventati da quanto accadeva gli
stessi che volevano trattenere il corpo del Santo indicarono la strada
per Cassinelle, dove il corpo giunse senza altre difficoltà.